Cerchiamo Di Capire Il Fenomeno Chiamato Dolore

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Il dolore è un fenomeno soggettivo non ancora del tutto compreso

Mettete il piede su un mattoncino Lego, colpite con il mignolo del piede lo spigolo di una porta o schiacciatevi il dito in un cassetto. No, non si tratta di scene per uno sketch comico. Tutti questi scenari finiscono non solo in una cascata di parolacce sconnesse, ma anche in una forte sensazione di dolore proveniente dalla zona lesionata. La reazione avviene in un istante, prima di svanire lentamente. Se andiamo oltre la sensazione di disagio che può causare, sapreste dirci per quale motivo il dolore è essenziale per la nostra sopravvivenza?

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Torniamo a quegli anni spensierati della nostra infanzia. Probabilmente avrete provato a pattinare o ad andare sullo skateboard, due attività che possono causare dolorose cadute quando ci si schianta rumorosamente a terra. Quando siamo adolescenti siamo molto più impavidi. Non abbiamo ancora imparato a spaventarci per il dolore e le lesioni che alcuni sport, come lo skateboard, possono causarci. Da adulti, il minimo urto può invece procurarci un forte dolore.

Con ciò non vogliamo dire che il dolore sia un fenomeno che peggiora con il passare degli anni, ma piuttosto che crea un ricordo indelebile che ci avvisa di non farci male una seconda volta. Inoltre, il dolore ci impedisce anche di toccare un osso rotto o di sfiorare un taglio. Si tratta di strategie adottate dal nostro corpo per dare tempo alle parti danneggiate di guarire e ripararsi in modo corretto. Il dolore ci ricorda di ritirarci da situazioni potenzialmente pericolose ed ha permesso alla razza umana di sopravvivere per milioni di anni. Per quanto sconvolgente possa essere il dolore, se non esistesse le cose potrebbero prendere una brutta piega.

Il percorso dei segnali di dolore

Prima di esplorare alcune delle patologie correlate al dolore, cerchiamo di capire come viene percepito un segnale di dolore. Le sensazioni dolorose non hanno un legame diretto con il nostro cervello, ma dipendono piuttosto da numerosi neuroni e circuiti nervosi che, attivandosi, trasferiscono il segnale dalla fonte al nostro cervello, e viceversa. Un neurone è una cellula nervosa responsabile della trasmissione di un segnale.

Se usiamo come esempio il temuto scenario dei pezzi di Lego, calpestandone uno si stimolano le terminazioni nervose della pianta del piede, la zona in cui verrà percepita la lesione. Questi nervi sono chiamati nocicettori. Il segnale viene così trasmesso lungo le fibre nervose e convogliato nel corno dorsale. Il messaggio originale viene quindi trasferito su un altro gruppo di neuroni concepiti per viaggiare fino al cervello attraverso il midollo spinale, prima di arrivare al talamo (cervello). Il talamo fa parte del mesencefalo ed è responsabile di organizzare questi segnali con un ordine logico.

Una volta organizzato, il segnale arriva alla corteccia sensoriale (la zona in cui si genera la nostra risposta emotiva al dolore). Qui viene decifrato ed interpretato dalla corteccia motoria (la zona in cui si genera la reazione fisica al dolore).

Il segnale torna quindi indietro ripercorrendo gli stessi circuiti fino a raggiungere i motoneuroni del piede. A questo punto iniziamo a saltare con il piede in mano imprecando come matti. Sebbene il "segnale di dolore" attraversi una dozzina di fasi, tutto accade in meno di un secondo.

Adesso forse vi risulterà più chiaro perché possono esserci diverse anomalie nel modo in cui percepiamo il dolore. Basta che uno di questi collegamenti venga danneggiato e il normale processo viene subito interrotto.

Il percorso è lungo e qualche collegamento potrebbe non funzionare

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Assenza di dolore: Insensibilità congenita al dolore (CIP)

Sebbene l'idea di non percepire alcun dolore possa risultare allettante, soprattutto nel caso del mattoncino Lego, il CIP può essere estremamente pericoloso. Senza alcuna sensazione di dolore, rischiamo di subire lesioni con estrema frequenza. Se non fossimo in grado di percepire un osso rotto o una grave infezione, continueremmo a vivere le nostre giornate come se nulla fosse. Viene a mancare il naturale istinto di sopravvivenza per far guarire il nostro corpo.

Le persone affette da CIP possono ancora sentire se qualcuno tocca il loro braccio e, nella maggior parte dei casi, notare lievi variazioni di temperatura. Questa situazione avviene quando il nocicettore funziona in modo errato all'interno dei circuiti del segnale del dolore. Se avete inviato una lettera importante, ma non è mai arrivata, il destinatario non saprà mai cosa sta succedendo. L'alterazione di queste cellule impedisce la trasmissione del segnale di dolore dalla zona lesionata al cervello.

Dolore che non fa male – Asimbolia del dolore

In caso di asimbolia al dolore, non è il nocicettore ad essere danneggiato, bensì la corteccia sensoriale. La sua capacità di decifrare il segnale del dolore e di generare una risposta emotiva viene a mancare. Le reazioni fisiche che proviamo dopo il dolore sono solo una parte del processo. Provate un attimo a pensare all'effettiva sensazione emotiva innescata dal dolore.

Mettiamo il caso che ci tagliamo il braccio e notiamo la pelle lacerata, ma le sensazioni che proviamo sono piacevoli e non sgradevoli. Le persone affette da asimbolia al dolore percepiscono il dolore, ma il loro cervello non lo riconosce come una sensazione negativa. Nonostante non si possa modificare l'intensità di un dolore, possiamo provare almeno a migliorare la nostra risposta emotiva al suo segnale. Questo meccanismo è molto importante per i pazienti con asimbolia del dolore, i primi ad aver bisogno di imparare che il dolore e le azioni potenzialmente dolorose dovrebbero essere sempre evitati.

Nella storia troviamo diversi esempi di come la nostra mente può dominare il corpo. Le cerimonie indù in cui i partecipanti camminano su tizzoni ardenti o i ripetuti colpi che si infliggono i monaci buddisti sono solo alcuni esempi. Entrambe le discipline condividono lo stesso metodo per affrontare il dolore: la meditazione. Canalizzando le nostre menti, possiamo ridurre l'impatto del dolore e la nostra risposta emotiva. In alcuni casi, la meditazione consapevole può ridurre la sensazione di dolore fino ad un 57%.

Dolore inesistente percepito come reale – Dolore dell'arto fantasma (PLP)

Il dolore dell'arto fantasma si verifica quando la sensazione di dolore viene percepita in un arto amputato. Nonostante il PLP si manifesti nel 50-80% degli amputati, i ricercatori non hanno ancora compreso appieno i meccanismi di questo fenomeno. Come si può trattare una sensazione di dolore in una zona che tecnicamente non esiste? Con la terapia a specchio.

Visualizzando di fronte ad uno specchio l'arto mancante e cercando di toccarlo come se fosse presente, si tenta di riconoscere la sensazione di dolore, piuttosto che ignorarla. Il principio è quello di rassicurare il corpo riconoscendo l'assenza dell'arto al fine di aiutarlo ad interrompere il segnale di dolore che continua a mandare. Anche quando non ha un senso logico, il dolore può essere reale e richiede cure.

Convivere con il dolore – Dolore cronico

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Il dolore cronico è il termine generico usato per indicare una sensazione dolorosa prolungata. Può essere causata da una qualsiasi parte del percorso del segnale di dolore che viene danneggiata o che smette di funzionare correttamente. In Europa, circa un adulto su cinque soffre di dolore cronico, con due principali categorie che lo definiscono.

Sia il dolore nocicettivo che quello neuropatico possono essere incredibilmente debilitanti. Influenzano la salute mentale del paziente e la sua capacità di svolgere le normali attività quotidiane. Molte delle persone costrette a convivere con il dolore cronico non rispondono alle tradizionali medicine antidolorifiche e faticano a lavorare a tempo pieno. In questi casi, l'automedicazione, come la meditazione consapevole o uno stile di vita diverso, può svolgere un ruolo importante nella gestione del dolore cronico. Il trattamento del dolore non è un approccio univoco che va bene per tutti. Il concetto è molto più articolato.

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